Creta, i gigli di mare a Elafonisi

Aggiornato il: feb 22



La vendono per la “spiaggia rosa“ di Creta, e sono in tantissimi quelli che comprano il daytreap. Elafonisi è un isolotto della costa sud occidentale che si raggiunge a piedi guadando un arenile che l’alta marea sommerge. Se venite come noi da Kissamos, passate per Voulgaro, le gole di Topolia, Elos. Chi è in vena di misticismo fa una tappa al monastero di Chrysoskalitissa ( Qui a Creta poche e piccole le chiese ortodosse, tante le chiesucole in miniature a protezione della case o lapidarie memorie lungo le strade).



La folla si ferma attratta dalla grande laguna, occhi di mare traslucidi e azzurrini; dopo aver sorseggiato caffè greco ai chioschi, scelgono l’ombrellone. Mentre guardiamo e passiamo oltre, parliamo di Sophia, il medico di Atene diretto a Bruxelles con cui abbiamo passato una mezz’ora a chiacchierare in aeroporto. Non c’è più la Creta di 20 anni fa, ma lei continua ad amarla e passarci parte dell’anno. Elafonisi in ottobre comincia a ritornare quel meraviglioso deserto marino che la rende unica. Comunque, la “laguna ”non è che l’anticamera , e chi ne ha voglia, zaino in spalla, si avvia a percorrere la piccola isola. Lato sud, rocce vulcaniche a fior d’acqua, spesso munite di corna come rinoceronti, e sabbia bianca si contendono le risacche deboli e ritmate lungo la serie di piccole callette, nelle quali, sul bagnasciuga, traspare il rosa antico delle valve in decomposizione. Riflesso ninfeo, se mai voglia dire qualcosa, che regala la piacevole sensazione di come si sappia esprimere la natura quando l’uomo non ci mette lo zampino. Il posto appare incontaminato, l’attraversamento, ondulato e placido, teso a incontrare il rarefarsi delle immagini “da spiaggia“. In ottobre l’affluenza è già scarsa di per sé, ma nei mesi estivi, per taluni la salita al promontorio finale dell’isola diventa una questione di etica e di filosofia. Quelli che s’incamminano hanno la sensazione, inoltrandosi, di trovarsi via via tra i loro sconosciuti simili. È una chimica alla quale fa bene credere.

Una volta seduti su una delle callette a sorseggiare dalla bottiglia, o immersi fino ai fianchi sulle acque cristalline contemplando mare, scogli, montagne e cielo, voci di omerici pescatori, pastori navigatori approdanti in una terra sconosciuta, risuoneranno nella vostra testa come lo sciabordio delle onde.

Quelli di voi che verranno, lo so, non si fermeranno alle prime spiagge, ne alle rosee callette e, in fondo al cammino, sul dorso sabbioso che sale alla rupe troveranno ad attenderli i gigli di mare.





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